Archivio marzo 2010

Riflessioni su un click

Pay per click, click through rate, click to conversion, click track, click fraud: viviamo in un universo minato dai click. Click: una banale pressione sul mouse? Un accidentale movimento dell’indice? Proprio non si direbbe.

Provate a digitare su google questa magica parolina e troverete fior fiore di notizie, blog, libri interamente dedicati alle strategie per ottenere questa semplice azione da parte dell’internauta (sostantivo che ci inebria per via di un latente residuo greco,dal greco nautes appunto, che secondo noi fa del fruitore internet un individuo già attrezzato di un bagaglio storico-culturale).

Per quale motivo, dicevamo, tanto peso a un gesto così immediato? Fino a qualche tempo fa al consumatore si chiedeva di caricare armi e bagagli e di raggiungere il negozio di fiducia. Muoversi per acquistare. Nel mirino: un portafogli da svuotare.

Ora basta un click in più per far sorridere le aziende. Poco invasivo strumento di felicità. Quando si fa capolino, seppur di sottecchi, nel mondo del digital marketing non si può proprio far a meno di rimanere stupiti dalle tattiche, a volte decisamente geniali, messe a punto per strappare un click.

Banale constatazione che lascia totalmente indifferenti gli addetti ai lavori, ma i non addetti cosa ne pensano? Quando ci si cala nell’ottica click-oriented è quasi impossibile sollevare la testa dalla tastiera, girarsi verso la finestra e pensare: “mi arrabatto per portare traffico su un sito, su una landing page, ma nel mondo off-line cosa ne è dell’imprescindibile click?”
Un movimento che sta tra un battito di ciglia e uno sbadiglio. Naturale: parola fulcro della nostra riflessione.

Ma se il click è naturale quasi quanto un riflesso incondizionato, come un tic incrollato, arriveremo mai a una saturazione di click e dunque, potenzialmente a un collasso del sistema click-oriented?
Ai posteri certa sentenza
Ci si clicca presto!

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