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Google reinventa il social, Facebook risponde

Chi l’avrebbe mai detto che Facebook potesse spaventarsi per un fenomeno social antagonista sulla rete? La potenza del social network firmato Mark Zuckerberg, testimoniata anche dal premio Person of the Year del Times, è indubbia, ma c’è qualcosa che sta turbando e non poco il colosso americano.

Dalla scorsa settimana è aperto al pubblico Google+, il nuovo social network firmato Google, in un primo momento limitato a sviluppatori e a utenti Android e accessibile solo previo invito.
Con un’interfaccia sviluppata in html5, a seconda di molti il futuro del web, coinvolge l’utente in un “mondo” più dinamico rispetto a Facebook, più statico e minimale. Forse è proprio questo il motivo per cui Zuckerberg e soci nell’ultimo periodo hanno apportato modifiche sostanziose al più famoso network sociale. L’annunciata integrazione con Skype è solo una delle novità: infatti è stato rivoluzionato tutto il sistema chat con una nuova interfaccia (a detta di molti più scomoda, sono nati parecchi gruppi/commenti “Rivogliamo la vecchia chat”) e l’inserimento di un pulsante per le chiamate video. Rivoluzione che ha creato non pochi scompensi fra gli oltre 500 milioni di utenti: per usufruire del servizio di videochiamata è necessario installare un plug-in (sviluppato in Java) e consentire l’installazione dello stesso. Proprio per questo rispunta il tema privacy. Nuove informazioni per chi gestisce Facebook? Le videochiamate rimangono in un archivio? Cosa ne sarà delle mie video-discussioni? Non ci addentriamo in quest’annosa discussione e capiamo il punto di vista degli utenti, ma c’è anche da dire che la nuova ristrutturazione della chat ha migliorato le conversazioni (almeno quelle da tastiera) rendendo più stabile il sistema.

Torniamo a Google+: a differenza di Facebook introduce ed utilizza il “meccanismo” delle cerchie, che equivalgono a gruppi di persone che possono essere per esempio amici, colleghi, conoscenti, parenti, ecc…ma non è più necessario stringere amicizia con ciascuno di loro! E’ sufficiente aggiungere un contatto iscritto a Gmail e condividere pensieri, commenti o semplicemente foto con le persone della cerchia desiderata. In questo modo l’utente decide con chi condividere i propri pensieri o le proprie esperienze, evitando che tutti possano leggere i propri post. Uno strumento che, a parole e nei meccnismi, sembra disegnato per il concetto multi-network, riconoscendo le profonde differenze fra le relazioni online, di lavoro, d’amicizia, incognite, ecc.

Riuscirà Google+ a trascinare gli utenti dalla sua parte puntando sul concetto di “maggiore controllo dei contenuti condivisi per una maggiore privacy” e guadagnarsi il vesillo di Social Network per il B2B o Facebook manterrà il controllo grazie alla fidelizzazione degli utenti, legati a una rete di contatti talmente ampio e affermato difficile da farli muovere? Difficile dirlo con certezza, probabilmente però i “ragazzi di FB” dovranno pensare a qualcosa di innovativo perché la potenza di Google non è facilmente domabile.

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Se il marketing va in bici per la rete – Strategie innovative di social identity e geolocalizzazione.

Con l’avvento dei social network è diventato sempre più importante relazionarsi con il popolo della rete, ergo, ogni azienda avrebbe bisogno di studiare una buona strategia di social identity management, perché non basta esserci, avere un profilo social, bisognerebbe invece saper leggere il contesto, lo strumento, parlare il giusto linguaggio, progettare iniziative ad hoc per il web.

Un esempio di innovazione e intelligenza che può ispirare un’attività di web relations è la campagna svolta da TheGoodOnes che dimostra come i servizi di geolocalizzazione sui principali social network possano creare un grande numero di visite e sviluppare nuove forme di visibilità in cui il cliente si fa attore e spettatore del messaggio allo stesso tempo. Cosa quest’ultima particolarmente rilevante in quanto le web relations aziendali – così come ogni tipo di azione di marketing consapevole dei cambiamenti sociali ed economici in atto – dovrebbero strutturarsi come un dialogo aperto, trasparente e di lungo periodo tra azienda e cliente/cittadino/individuo, proprio come si farebbe con un amico.

La campagna
Intrapresa per Urban Bike Messengers, corrieri in bicicletta, la campagna era incentrata sulla visibilità e le relazioni che si generano su Facebook grazie a Foursquare, Facebook Places e Gowalla, i più famosi servizi di geolocalizzazione.

Questo il meccanismo: ogni corriere UBM che ritira una merce o esegue una consegna segnala la sua posizione ai vari servizi di geolocalizzazione (in gergo fa un “check-in”) e diventa così un vero e proprio “generatore di check-in” che vengono ripresi sulla pagina Facebook di UBM con l’effetto di aumentare la visibilità e i contatti dei clienti sul più popolato social network della rete.
Il grande valore aggiunto racchiuso in questo semplice meccanismo è quello di dare un servizio di visibilità al cliente e allo stesso tempo generare valore e differenziazione anche per Urban Bike Messengers. La classica strategia win-win che in un marketing consapevole trova sempre più applicazioni.

ubm_milano

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Mai più fan

Chi passa buona parte delle proprie giornate su Facebook come noi, sviluppa un certo grado di sensibilità per ogni minimo cambiamento della piattaforma, inutili quisquillie per l’internauta non affetto da febbre social. Come avidi scoiattoli in cerca di ghiande abbiamo cercato ovunque spiegazioni al recente passaggio dal tradizionale bottone “Diventa fan” al freddino bottone “Mi piace” (nelle pagine aziendali).

MiPiaceFacebook

Vediamo innanzitutto come Facebook motiva la metamorfosi:
Per migliorare l’esperienza degli utenti e assicurare la coerenza all’interno del sito [...] Abbiamo apportato questa modifica linguistica per consentirti di connetterti con persone, cose e argomenti che ti stanno a cuore in modo più “leggero” e omogeneo.

Se si tira in ballo la coerenza, non ci resta che dargli ragione. Effettivamente il “mi piace” imperversa nelle bacheche dello spazio bianco blu, con il suo seguito di pollici alzati e ripensamenti vari. L’omogeneità dell’interazione non ci aiuta però a trovare punti per i nostri interrogativi e soprattutto non ci soddisfa a pieno.
Il cambiamento si porta appresso uno slittamento semantico ed emotivo di un certo peso.
A monte è bene chiedersi chi, o meglio cos’è un fan? Trova reale applicazione in un campo che non sia quello calcistico o musicale con sfumature adolescenziali, oppure le difficoltà ad afferrarne le reali implicazioni del senso sono solo nostre?

Bisogna ammettere che i richiami all’aggettivo “fanatico“, tutto nostrano, hanno qualcosa di inquietante, e neppure la voce popolare di wikipedia (il comportamento del fanatico viene visto come un fatto che viola le convenzioni sociali prevalenti, mentre quello di un “fan” non viola di solito queste norme, anche se spesso è considerato qualcosa di poco abituale) riesce a metterli a tacere. L’accezione del termine fan ha residui non propriamente positivi. Non è questo lo spazio per riflettere di anglicismi incompresi al momento dell’arrivo in terra straniera.
Una cosa è certa: il vecchio fan si portava aprresso un grado di affezione più elevato alla pagina rispetto al neonato “mi piace”, innanzitutto perchè ricopriva un ruolo, e non si limitava a esprimere una preferenza.
Veniamo al punto della questione: quali sono le implicazioni per i gestori delle pagine (un tempo chiamate anch’esse fan, oggi probabilmente piacione, mah?) E’ più facile cliccare sul nuovo bottone?
In teoria sì. Ma i problemi tornano in superficie, e ce li ricorda il blog di Marco Massarotto (che seguiamo sempre con grande attenzione):

- Che fine fanno i Fan?

- Come definiamo concettualmente le interazioni tra brand e persone sui Social network?

Chi si trova a gestire pagine aziendali su Facebook conosce l’importanza di fornire aggiornamenti, consigli e risposte a quella nicchia di utenti fedeli al brand o semplicemente simpatizzanti o stakeholder la cui importanza non va mai messa in discussione.
Forse arriveremo al punto in cui si creeranno scale di valore dell’amicizia, vere e proprie classifiche dell’affezione e un naturale potenziamento dello strumento RECENSIONI (ad oggi reietto fra le tab).
E torneremo così a parafrasare il paleotico spot “Mi ami? Ma quanto mi ami?”… “Ti piaccio? Ma quanto ti piaccio?”

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Facebook lancia i nuovi gruppi

STARTING TODAY WE ARE TRANSFORMING GROUPS, così dice il blog di Facebook (su facebook), e la trasformazione si vede davvero.


l’immagine originale è di Fuyoh! pubblicata su flickr con licenza creativa commons di attribuzione 2.0 generico

Facebook è imprevedibile, soprattutto per la quantità di cambiamenti ai quali abbiamo assistito quest’anno (nuove pagine, frenetiche gare per l’assegnazione di URL, nuove interfacce grafiche), tutti così regolarmente imprevedibili che ormai non sorprendono più.
Con lo stesso spirito, una sorpresa non così sorprendente, questa mattina abbiamo scoperto che i gruppi non sono più così diversi dalle pagine, o dai profili. Oggi iniziamo a trasformare i gruppi, annuncia Knot Pipatsrisawat , un giovane sofware engineer della compagnia di Palo Alto.

Nuovo design con l’organizzazione per tab (le cartelle in alto, nella pagina) già adottata per profili e pagine, che rende i gruppi difficilmente distinguibili da queste ultime. Ma soprattutto il social network più famoso al mondo ha regalato ai suoi groups nuove funzionalità che permetteranno agli utenti di seguirne evoluzione e attività.
Le ultime novità dal gruppo che verranno così visualizzate sul vostro news-feed (la bacheca, lo stream…) saranno quelle pubblicate dai vostri amici, e non da tutti gli utenti del gruppo.

A differenza dei gruppi, le pagine invece permetteno l’utilizzo di applicazioni e pubblicano sul newsfeed i post dell’amministratore della pagina, a nome della pagina, dando così voce all’azienda, al prodotto, al personaggio ecc….Ci tiene a precisarlo l’ingegnere di facebook, che con questi cambiamenti i gruppi non diventano uno strumento sostitutivo alle pagine per promuovere aziende, organizzazioni o pubbliche figure.

…..while Pages remain the best way to broadcast messages to your fans if you are a business, organization, public figure or other entity……

Se si può muovere qualche critica a questo cambiamento è quella di delegare solo alle piccole icone il compito di differenziare a “colpo d’occhio” gli strumenti. In questo modo si corre il rischio di confondere l’utente, diminuendo la percezione delle differenze fra gli strumenti. In futuro sarà più difficile distinguere fra gruppi e pagine e probabilmente qualcuno, nel quartier generale di facebook, sta già pensando a un nuovo modo per rendere Pages e Groups uno strumento unico.

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Nella nuova Fattoria, ia ia oh


No, non è il reality show. No no. Uno è Farmville, l’application Facebook che conta un numero di utenti incredibile (43milioni167mila) e un blog italiano ufficiale. Lo scopo? Costruire una bella fattoria. Come? Si aspetta che crescano le verdure, si raccolgono e vendono al mercato, si acquistano i semi per altre colture, si compra un attrezzo per arare il campo, etc. Il tempo individuale del web si piega al corso della “natura digitalizzata“: ci vogliono 3 giorni solari affinché il grano (pagato 35 e rivenduto a 102) cresca, così come i lamponi impiegano 2 ore per esser pronti al raccolto. Ma Farmville non è solo un gioco, è un riassunto delle più vincenti strategie di quel che si chiama marketing 2.0. Oltre ad invitare gli amici, giocare e confrontare i propri punteggi con i loro, con Farmville è possibile aiutarli per vincere punti, esperienza e coccarde premio, e soprattutto farsi una foto, da intruso, nelle fattorie degli amici assenti: un coinvolgimento a più facce per assicurarsi il massimo numero di giocatori. E i numeri parlano da soli!


L’altra curiosità che viene dal web è SardiniaFarm , in Sardegna. Tramite il sito si possono adottare Adelaide, Cate, Filippa, Margot e pure Topalisa: si può andare a visitarle, nutrirle, accarezzarle, e pure mungerle. Sono pecore, he! Che mangiano sano e producono latte che diventa formaggio molto buono che ci arriva per posta. Questo se si diventa fattori a distanza e si passa un weekend in Sardegna da Emilio. L’idea è biologica, sana, naturalistica, e pure social: vedi tutte le foto delle pecore!

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Riceviamo e pubblichiamo: una cartolina da Getty&Flickr

Una cartolina dalla Sicilia! No, una cartolina con le foto della Sicilia. Chi ce la spedisce?

Jessica è andata in Sardegna, no? Sì. Infatti ce la manda Getty. Chi? Getty Images, il distributore mondiale di fotografie e contenuti digitali. Che storia. Infatti, che storia. e che mossa!
Spedire una cartolina con le proprie foto è una bella idea, ma spedire una cartolina con le foto tratte da Flickr per promuovere la nascita della collezione fotografica “Getty Images + Flickr” è ancora più bella.
Getty Images – una delle banche immagini più conosciute nel mondo della pubblicità – si apre ai fotografi non professionisti di Flickr, offrendo loro la possibilità di guadagnare vendendo le loro foto. Getty Images crea una collezione con più di 30mila foto tratte da Flickr: queste riflettono la passione di un’intera community mondiale di fotografi ed offrono immagini personali e uniche, di rara autenticità tra le foto di stock. Le foto della collezione sono disponibili con formule sia rights-managed che royalty-free, in modo da coprire ogni esigenza creativa.

Dalla collezione Flickr si possono effettuare ricerche per parole chiave (tag, con cui sono caratterizzate le foto) e si possono creare nuvole di foto: le nuvole sono un tipo di visualizzazione nuovo per raggruppare le immagini che più ci piacciono, sia per utilizzarle nei lavori che per suscitare idee.Non solo, lenuvole si possono esportare e condividere perché esiste:


- un’applicazione Facebook per creare nuvole di foto che rappresentano il proprio status, cioè la visualizzazione del proprio umore;
- un widget flash per aggiungere le nuvole al blog e ad altri spazi personali
- un salvaschermo dinamico con le immagini risultanti dalle ricerche recenti degli altri utenti.
Che dire, questi di Getty Images ne sanno una più di Bill Gates, e una meno di Steve Jobs (la homepage di Getty non vi ricorda quella della Apple?).
ps. anche noi abbiamo aperto un profilo Flickr per le Terme di Castrocaro.

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Time is Running Out/The final countdown: la corsa alla URL

La prima era una mediobella canzone dei Muse  che ha poco a che fare con il nostro post se non per il suo titolo: ci serve solo per dire che il tempo per raccontarvi questa notizia sta passando, e che fra poco non sarà più notiziabile. La seconda era una mediobella canzone-tormentone degli Europe che ci serve per spiegare perché il tempo sta passando. Non parliamo di catastrofismi e falsi allarmi, ma un conto alla rovescia c’è e ha questo aspetto e lo si trova su http://www.facebook.com/username/


La notizia, passata dal compagno di pranzo e di siti web Zoo di Venere,  è: da sabato 13 giugno – mancano appunto 2 giorni e qualcosa – alle ore 6 scatta la possibilità di “nominare” il proprio profilo di Facebook. Dargli una URL. Dargli un nome utente. In altre parole: poter digitare www.facebook.com/pages/ph5 (URL solo a titolo di esempio). Sembra banale, perché Myspace, Linkedin, Last.fm, e perfino il Couchsurfing, offrono da subito la possibilità di dare una URL al proprio profilo. Eppure tanto banale non lo è, altrimenti non passavano anni prima della svolta. Per questo si giustifica il conto alla rovescia: sono talmente tanti gli utenti facebook (le statistiche parlano di 200 milioni ) e sono talmente tante le omonimie che ci sarà una vera corsa alla URL. Di svolta si parla, perché Facebook sta diventando sempre più un biglietto da visita sia per il proprio profilo personale (in cerca di lavoro o di contatti, per esempio), sia per la promozione di inziative private (un’attività, un gruppo, un ristorante, un’associazione). Avere sul biglietto da visita un indirizzo che, invece di essere così http://www.facebook.com/profile.php?id=752619574 è così www.facebook.com/People/livia.fag può fare  la sua differenza.

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