Il web si rinnova, in arrivo i domini personalizzati

Dal 12 gennaio 2012 gli indirizzi di primo livello saranno personalizzabili. L’ha deciso l’ICANN, ente di controllo per gli indirizzi IP, che ha dato il via libera all’acquisto di domini internet che finiscano con estensione personalizzata. Da inizio 2012 quindi potremo vedere sul web siti internet che finiscono in, per esempio, .google, .yahoo, .facebook, ecc.

Ci sarà da interrogarsi, nei mesi prossimi, sull’usabilità delle url attualii, sul modo nel quale si utilizzano (leggasi fruizione) e sulle tempistiche di cambiamento della memoria umana, ormai assuefatta alle estensioni tradizionali.
Per intenderci, dopo anni nei quali pubblicità, modi di dire e barzellette hanno suggerito ai più che internet non è altro che una serie infinita www.blablabla.com, quanto la nuova libertà faciliterà l’utilizzo, quanto ci vorrà? A nostro avviso, il 13 gennaio 2012, cioè the day after, sarà ancora tutto uguale.

Comunque, chiunque potrà acquistare un dominio personalizzato, ma l’operazione potrebbe non essere così agevole: TechCrunch riporta che il costo di un dominio personalizzato sarà di 185 mila dollari (circa 130 mila euro), mentre la tariffa annua da pagare per il mantenimento dominio sarà di 25 mila dollari (circa 17.500 euro). Sei ancora sicuro di volere un indirizzo internet personalizzato?

La foto è di Emily Ogez, pubblicata su Flickr con licenza Creative Commons.

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Google reinventa il social, Facebook risponde

Chi l’avrebbe mai detto che Facebook potesse spaventarsi per un fenomeno social antagonista sulla rete? La potenza del social network firmato Mark Zuckerberg, testimoniata anche dal premio Person of the Year del Times, è indubbia, ma c’è qualcosa che sta turbando e non poco il colosso americano.

Dalla scorsa settimana è aperto al pubblico Google+, il nuovo social network firmato Google, in un primo momento limitato a sviluppatori e a utenti Android e accessibile solo previo invito.
Con un’interfaccia sviluppata in html5, a seconda di molti il futuro del web, coinvolge l’utente in un “mondo” più dinamico rispetto a Facebook, più statico e minimale. Forse è proprio questo il motivo per cui Zuckerberg e soci nell’ultimo periodo hanno apportato modifiche sostanziose al più famoso network sociale. L’annunciata integrazione con Skype è solo una delle novità: infatti è stato rivoluzionato tutto il sistema chat con una nuova interfaccia (a detta di molti più scomoda, sono nati parecchi gruppi/commenti “Rivogliamo la vecchia chat”) e l’inserimento di un pulsante per le chiamate video. Rivoluzione che ha creato non pochi scompensi fra gli oltre 500 milioni di utenti: per usufruire del servizio di videochiamata è necessario installare un plug-in (sviluppato in Java) e consentire l’installazione dello stesso. Proprio per questo rispunta il tema privacy. Nuove informazioni per chi gestisce Facebook? Le videochiamate rimangono in un archivio? Cosa ne sarà delle mie video-discussioni? Non ci addentriamo in quest’annosa discussione e capiamo il punto di vista degli utenti, ma c’è anche da dire che la nuova ristrutturazione della chat ha migliorato le conversazioni (almeno quelle da tastiera) rendendo più stabile il sistema.

Torniamo a Google+: a differenza di Facebook introduce ed utilizza il “meccanismo” delle cerchie, che equivalgono a gruppi di persone che possono essere per esempio amici, colleghi, conoscenti, parenti, ecc…ma non è più necessario stringere amicizia con ciascuno di loro! E’ sufficiente aggiungere un contatto iscritto a Gmail e condividere pensieri, commenti o semplicemente foto con le persone della cerchia desiderata. In questo modo l’utente decide con chi condividere i propri pensieri o le proprie esperienze, evitando che tutti possano leggere i propri post. Uno strumento che, a parole e nei meccnismi, sembra disegnato per il concetto multi-network, riconoscendo le profonde differenze fra le relazioni online, di lavoro, d’amicizia, incognite, ecc.

Riuscirà Google+ a trascinare gli utenti dalla sua parte puntando sul concetto di “maggiore controllo dei contenuti condivisi per una maggiore privacy” e guadagnarsi il vesillo di Social Network per il B2B o Facebook manterrà il controllo grazie alla fidelizzazione degli utenti, legati a una rete di contatti talmente ampio e affermato difficile da farli muovere? Difficile dirlo con certezza, probabilmente però i “ragazzi di FB” dovranno pensare a qualcosa di innovativo perché la potenza di Google non è facilmente domabile.

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Se il marketing va in bici per la rete – Strategie innovative di social identity e geolocalizzazione.

Con l’avvento dei social network è diventato sempre più importante relazionarsi con il popolo della rete, ergo, ogni azienda avrebbe bisogno di studiare una buona strategia di social identity management, perché non basta esserci, avere un profilo social, bisognerebbe invece saper leggere il contesto, lo strumento, parlare il giusto linguaggio, progettare iniziative ad hoc per il web.

Un esempio di innovazione e intelligenza che può ispirare un’attività di web relations è la campagna svolta da TheGoodOnes che dimostra come i servizi di geolocalizzazione sui principali social network possano creare un grande numero di visite e sviluppare nuove forme di visibilità in cui il cliente si fa attore e spettatore del messaggio allo stesso tempo. Cosa quest’ultima particolarmente rilevante in quanto le web relations aziendali – così come ogni tipo di azione di marketing consapevole dei cambiamenti sociali ed economici in atto – dovrebbero strutturarsi come un dialogo aperto, trasparente e di lungo periodo tra azienda e cliente/cittadino/individuo, proprio come si farebbe con un amico.

La campagna
Intrapresa per Urban Bike Messengers, corrieri in bicicletta, la campagna era incentrata sulla visibilità e le relazioni che si generano su Facebook grazie a Foursquare, Facebook Places e Gowalla, i più famosi servizi di geolocalizzazione.

Questo il meccanismo: ogni corriere UBM che ritira una merce o esegue una consegna segnala la sua posizione ai vari servizi di geolocalizzazione (in gergo fa un “check-in”) e diventa così un vero e proprio “generatore di check-in” che vengono ripresi sulla pagina Facebook di UBM con l’effetto di aumentare la visibilità e i contatti dei clienti sul più popolato social network della rete.
Il grande valore aggiunto racchiuso in questo semplice meccanismo è quello di dare un servizio di visibilità al cliente e allo stesso tempo generare valore e differenziazione anche per Urban Bike Messengers. La classica strategia win-win che in un marketing consapevole trova sempre più applicazioni.

ubm_milano

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Nuove tecnologie, nuovi esperimenti

È già sbarcato su tutti i social network il nuovo esperimento sensoriale creato per mostrare le potenzialità dell’HTML5, The Wilderness Downtown. Adattato al nuovo singolo degli Arcade Fire “We Used to Wait”, l’esperimento è una vera e propria cascata di finestre interattive che mostrano le strade e i ricordi della nostra gioventù. The Wilderness Downtown sfrutta tutte le potenzialità dei più moderni browser, non a caso è stato progettato da Chris Milk assieme a Google Creative. Proprio da questo esperimento è possibile intuire dove avverranno le maggiori innovazioni del web ed è lecito domandarsi se Flash sia già una tecnologia sorpassata. Impossibile? Provare per credere.

TheWildernessDowntown_html5

 

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Mai più fan

Chi passa buona parte delle proprie giornate su Facebook come noi, sviluppa un certo grado di sensibilità per ogni minimo cambiamento della piattaforma, inutili quisquillie per l’internauta non affetto da febbre social. Come avidi scoiattoli in cerca di ghiande abbiamo cercato ovunque spiegazioni al recente passaggio dal tradizionale bottone “Diventa fan” al freddino bottone “Mi piace” (nelle pagine aziendali).

MiPiaceFacebook

Vediamo innanzitutto come Facebook motiva la metamorfosi:
Per migliorare l’esperienza degli utenti e assicurare la coerenza all’interno del sito [...] Abbiamo apportato questa modifica linguistica per consentirti di connetterti con persone, cose e argomenti che ti stanno a cuore in modo più “leggero” e omogeneo.

Se si tira in ballo la coerenza, non ci resta che dargli ragione. Effettivamente il “mi piace” imperversa nelle bacheche dello spazio bianco blu, con il suo seguito di pollici alzati e ripensamenti vari. L’omogeneità dell’interazione non ci aiuta però a trovare punti per i nostri interrogativi e soprattutto non ci soddisfa a pieno.
Il cambiamento si porta appresso uno slittamento semantico ed emotivo di un certo peso.
A monte è bene chiedersi chi, o meglio cos’è un fan? Trova reale applicazione in un campo che non sia quello calcistico o musicale con sfumature adolescenziali, oppure le difficoltà ad afferrarne le reali implicazioni del senso sono solo nostre?

Bisogna ammettere che i richiami all’aggettivo “fanatico“, tutto nostrano, hanno qualcosa di inquietante, e neppure la voce popolare di wikipedia (il comportamento del fanatico viene visto come un fatto che viola le convenzioni sociali prevalenti, mentre quello di un “fan” non viola di solito queste norme, anche se spesso è considerato qualcosa di poco abituale) riesce a metterli a tacere. L’accezione del termine fan ha residui non propriamente positivi. Non è questo lo spazio per riflettere di anglicismi incompresi al momento dell’arrivo in terra straniera.
Una cosa è certa: il vecchio fan si portava aprresso un grado di affezione più elevato alla pagina rispetto al neonato “mi piace”, innanzitutto perchè ricopriva un ruolo, e non si limitava a esprimere una preferenza.
Veniamo al punto della questione: quali sono le implicazioni per i gestori delle pagine (un tempo chiamate anch’esse fan, oggi probabilmente piacione, mah?) E’ più facile cliccare sul nuovo bottone?
In teoria sì. Ma i problemi tornano in superficie, e ce li ricorda il blog di Marco Massarotto (che seguiamo sempre con grande attenzione):

- Che fine fanno i Fan?

- Come definiamo concettualmente le interazioni tra brand e persone sui Social network?

Chi si trova a gestire pagine aziendali su Facebook conosce l’importanza di fornire aggiornamenti, consigli e risposte a quella nicchia di utenti fedeli al brand o semplicemente simpatizzanti o stakeholder la cui importanza non va mai messa in discussione.
Forse arriveremo al punto in cui si creeranno scale di valore dell’amicizia, vere e proprie classifiche dell’affezione e un naturale potenziamento dello strumento RECENSIONI (ad oggi reietto fra le tab).
E torneremo così a parafrasare il paleotico spot “Mi ami? Ma quanto mi ami?”… “Ti piaccio? Ma quanto ti piaccio?”

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Riflessioni su un click

Pay per click, click through rate, click to conversion, click track, click fraud: viviamo in un universo minato dai click. Click: una banale pressione sul mouse? Un accidentale movimento dell’indice? Proprio non si direbbe.

Provate a digitare su google questa magica parolina e troverete fior fiore di notizie, blog, libri interamente dedicati alle strategie per ottenere questa semplice azione da parte dell’internauta (sostantivo che ci inebria per via di un latente residuo greco,dal greco nautes appunto, che secondo noi fa del fruitore internet un individuo già attrezzato di un bagaglio storico-culturale).

Per quale motivo, dicevamo, tanto peso a un gesto così immediato? Fino a qualche tempo fa al consumatore si chiedeva di caricare armi e bagagli e di raggiungere il negozio di fiducia. Muoversi per acquistare. Nel mirino: un portafogli da svuotare.

Ora basta un click in più per far sorridere le aziende. Poco invasivo strumento di felicità. Quando si fa capolino, seppur di sottecchi, nel mondo del digital marketing non si può proprio far a meno di rimanere stupiti dalle tattiche, a volte decisamente geniali, messe a punto per strappare un click.

Banale constatazione che lascia totalmente indifferenti gli addetti ai lavori, ma i non addetti cosa ne pensano? Quando ci si cala nell’ottica click-oriented è quasi impossibile sollevare la testa dalla tastiera, girarsi verso la finestra e pensare: “mi arrabatto per portare traffico su un sito, su una landing page, ma nel mondo off-line cosa ne è dell’imprescindibile click?”
Un movimento che sta tra un battito di ciglia e uno sbadiglio. Naturale: parola fulcro della nostra riflessione.

Ma se il click è naturale quasi quanto un riflesso incondizionato, come un tic incrollato, arriveremo mai a una saturazione di click e dunque, potenzialmente a un collasso del sistema click-oriented?
Ai posteri certa sentenza
Ci si clicca presto!

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È Comunicazione se c’è Relazione

Ieri pomeriggio presso la sede locale di Confindustria Ravenna si è tenuto il seminario “E’ comunicazione se c’è relazione”, inquadrato nel progetto “Sinergie – Dagli Associati per gli Associati” e promosso da Confindustria Ravenna, alla quale va un doveroso ringraziamento proprio qui, all’inzio di questa pagina. Cliccando qui o nell’immagine sotto potete vedere le slide pubblicate su Slideshare, nel nostro profilo. (Presto online anche il video contenuto nella presentazione)

Per noi è stato davvero emozionante organizzare un momento di riflessione e fare il punto su un tema che ci sta davvero a cuore: le p.r. on line aziendali e le complesse dinamiche relazionali in rete.

Ci siamo trovati davanti una sala gremita e, elemento questo ancora più importante, un pubblico partecipativo che ha posto questiti e incrementato il dialogo, calato a pieno nella giusta ottica web oriented, dove relazione e condivisione dominano ogni dinamica unidirezionale. Il risultato è stato una sorta di “lezione socratica”, un momento dialogico per valutare insieme, in piena sinergia, le metamorfosi che hanno visto Internet diventare a pieno titolo un potente strumento di comunicazione globale, improntato sul dogma della partecipazione.

Alla luce di quanto detto, ci piacerebbe quindi proseguire la discussione su questo spazio. In fin dei conti lo scopo di questo blog è proprio quello di raccogliere pareri e opinioni su di noi, sulle nostre iniziative, e soprattutto su quanto ci interessa.

Coraggio, vogliamo sentire la vostra voce!

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Radio Sonora è on-air e on-line!

Dal 5 dicembre è online il sito di Radio Sonora, la Community web radio della Bassa Romagna.
La progettazione del sito e la sua realizzazione è appannaggio di phcinque: il sito è il cuore del progetto perché offre uno spazio laboratorio per mettere il microfono ai giovani e dargli voce.
La radio si ascolta on line. Sia in diretta (in streaming) che con i podcast delle trasmissioni, dal sito si ascoltano numerosi programmi della Radio suddivisi per argomento (cultura, informazione, musica e tempo libero). Non solo. Sul sito si possono caricare (e quindi promuovere) audio, video e trasmissioni, per dare l’opportunità a tutti di partecipare attivamente e da protagonisti alla vita della radio con i propri contenuti.
Il bello dell’idea di Radio Sonora è che è veramente aperta a tutti: dagli studenti delle Scuole Superiori, ai ragazzi dei centri giovani ai musicisti delle Sale Prove, ai gruppi informali.
Radio Sonora sarà il centro di un percorso di partecipazione all’avanguardia per creare diritti ed opportunità per tutti.
La redazione centrale ha sede a Bagnacavallo e in ognuno dei Comuni dell’Unione della Bassa Romagna (Alfonsine, Bagnara di Romagna, Cinselice, Cotignola, Fusignano, Lugo, Massa Lombarda, Sant’Agata sul Santerno) è stata creata una redazione locale. 9 redazioni nelle quali sono attivi e partecipano numerosi giovani del territorio.

www.radiosonora.it

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Gli utenti web crescono come funghi


Alessandro aveva una gran voglia di scrivere un post sullo IAB forum: è tornato in ufficio con una sporta piena di gadget e con un bloc notes pieno di appunti, idee per la testa, ma troppo lavoro da sbrigare. Le Web Relations incombono! e dunque, eccomi a portarvi una nuova notizia, fresca fresca di giornata (anche se è già ormai pomeriggio inoltrato). Audiweb è un soggetto imparziale e oggettivo: Audiweb è l’Auditel del Web, quel soggetto che realizza e distribuisce i dati sulla audience online. Quanto è diffuso il mezzo internet, come viene utilizzato, chi lo utilizza, etc. Oggi Audiweb ha pubblicato i dati relativi alla diffusione del web del mese di settembre e il risultato è che il Web è sempre più presente nella vita degli italiani con il 63% della popolazione tra gli 11 e i 74 anni (30,145 milioni di italiani!), che utilizza internet regolarmente (+7,9% rispetto al 2008). Tutti i dati sono sul sito dell’Audiweb, da cui è possibile anche scaricare il comunicato ufficiale in pdf. Se conoscete qualcuno che non usa internet, ditegli pure che tutti gli altri lo fanno già.

* la foto dei funghi è stata scattata da Polandeze e pubblicata con licenza CC su Flickr

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Facebook lancia i nuovi gruppi

STARTING TODAY WE ARE TRANSFORMING GROUPS, così dice il blog di Facebook (su facebook), e la trasformazione si vede davvero.


l’immagine originale è di Fuyoh! pubblicata su flickr con licenza creativa commons di attribuzione 2.0 generico

Facebook è imprevedibile, soprattutto per la quantità di cambiamenti ai quali abbiamo assistito quest’anno (nuove pagine, frenetiche gare per l’assegnazione di URL, nuove interfacce grafiche), tutti così regolarmente imprevedibili che ormai non sorprendono più.
Con lo stesso spirito, una sorpresa non così sorprendente, questa mattina abbiamo scoperto che i gruppi non sono più così diversi dalle pagine, o dai profili. Oggi iniziamo a trasformare i gruppi, annuncia Knot Pipatsrisawat , un giovane sofware engineer della compagnia di Palo Alto.

Nuovo design con l’organizzazione per tab (le cartelle in alto, nella pagina) già adottata per profili e pagine, che rende i gruppi difficilmente distinguibili da queste ultime. Ma soprattutto il social network più famoso al mondo ha regalato ai suoi groups nuove funzionalità che permetteranno agli utenti di seguirne evoluzione e attività.
Le ultime novità dal gruppo che verranno così visualizzate sul vostro news-feed (la bacheca, lo stream…) saranno quelle pubblicate dai vostri amici, e non da tutti gli utenti del gruppo.

A differenza dei gruppi, le pagine invece permetteno l’utilizzo di applicazioni e pubblicano sul newsfeed i post dell’amministratore della pagina, a nome della pagina, dando così voce all’azienda, al prodotto, al personaggio ecc….Ci tiene a precisarlo l’ingegnere di facebook, che con questi cambiamenti i gruppi non diventano uno strumento sostitutivo alle pagine per promuovere aziende, organizzazioni o pubbliche figure.

…..while Pages remain the best way to broadcast messages to your fans if you are a business, organization, public figure or other entity……

Se si può muovere qualche critica a questo cambiamento è quella di delegare solo alle piccole icone il compito di differenziare a “colpo d’occhio” gli strumenti. In questo modo si corre il rischio di confondere l’utente, diminuendo la percezione delle differenze fra gli strumenti. In futuro sarà più difficile distinguere fra gruppi e pagine e probabilmente qualcuno, nel quartier generale di facebook, sta già pensando a un nuovo modo per rendere Pages e Groups uno strumento unico.

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